La musica e, in particolare il canto, è sempre stata completamente parte di me, fin da bambina. Il canto era la mia forma totale di espressione. Qualsiasi stato d’animo era accompagnato dalla sua espressione vocale. La gioia per un gattino nuovo o la tristezza per un brutto voto a scuola erano sempre espressi con il cantare. Trovavo naturale comporre con la voce delle melodie che davano forma a quello che provavo in quel momento. Ero attratta da tutti i suoni anche quelli intesi come parole o rumori. Il suono prodotto da una scavatrice, dal ronzio della lampadina difettosa sul palo della luce o anche dalla combinazione delle lettere di un cognome particolare, immediatamente creava per me un mondo di stupefacenti suoni e scatenava la mia fantasia musicale.

Mentre mi lavo, cucino, mangio, cammino, guido, la mia mente canta. Può essere accompagnata dall’effettivo canto con la voce, oppure no. In particolare mentre guido mi sono spesso trovata nell’imbarazzante situazione di essere fissata dai passeggeri della macchina ferma di fianco alla mia al semaforo rosso…

Con il tempo ho imparato a sprofondare nel canto anche solo a livello mentale e ho sperimento il valore di questa particolare immersione. Quindi è arrivata la conoscenza dei mantra e dei “suoni di potere”, l’esperienza diretta del loro incredibile potenziale sviluppabile con una corretta pratica.

Il suono è un potente catalizzatore e ha molto da insegnare. Ho sempre avuto difficoltà nel riconoscere le persone dal loro viso e mi sono sempre affidata al suono della loro voce. In effetti proprio il suono della voce è una vera carta d’identità. Il timbro, il modo di tenere la bocca mentre si parla o si canta, il modo di emissione, la fluidità, mi dicono molto di più sul carattere e sulle paure di una persona che non anni di conoscenza personale.

La voce convoglia la parte più profonda di noi e, in particolare, quella che vogliamo nascondere  agli altri e spesso anche a noi stessi. E’ come se, inconsciamente, stessimo esprimendo tutto il nostro essere con la voce. E il più infallibile degli specchi è proprio il canto. Con il parlare qualsiasi persona può nascondersi dietro ad una fine dialettica e alla padronanza linguistica ma, con il canto, non ci sono luoghi dove celarsi. Ecco perché molti hanno un innato timore di cantare: perché chi ascolta ha in mano la chiave per comprenderli a fondo. Quando una persona canta è totalmente nuda e, quindi, cerca di coprirsi. Ma proprio il suo modo di coprirsi, di portarsi in un campo di sicurezza, di nascondersi o di presentarsi sonoramente, la dice lunga sulla sua natura. La voce è un’onda portatrice di coscienza e immancabilmente porta all’ascoltatore informazioni sullo stato della persona. Anche a dispetto del “cantante”. Quando siamo irritati, anche se siamo tecnicamente in grado di produrre un bel suono vocale, quello che verrà in realtà comunicato al “ricevente” sarà, ad un livello più sottile, la nostra irritazione. Inconsciamente lo sappiamo bene e questa comunicazione diretta, che va al di là della nostra tendenza a manipolare le informazioni sonore, che è al di fuori del nostro controllo, spaventa. Penso che la grande malattia dei nostri giorni sia proprio il “delirio del controllo”. Quando insegno, riconosco bene i segnali del corpo della persona che sta di fronte a me che rifiuta di perdere la supremazia. Si trasforma in una grande NO! Il collo si deforma, la schiena si curva, la gola si chiude, i denti si stringono. Tutto deve servire ad evitare che gli altri ci ascoltino veramente. Eppure, in realtà, il nostro vero essere sta combattendo per potersi esprimersi liberamente….

Le persone mi chiedono cosa devono fare per cantare. La strada non è quella del fare, quella dell’aggiungere delle conoscenze, quella dell’imparare tecnicamente, ma piuttosto quella del non fare, quella del togliere , del lasciare andare. In realtà tutti noi sappiamo cantare e questo fa parte della nostra natura. Tutto ciò che serve è il togliere quello che non ci permette di farlo, di eliminare quello che non permette alla nostra musica interiore di emergere. La via non è quella dell’accumulazione ma piuttosto esattamente il contrario: in realtà semplicemente non dobbiamo interferire, dobbiamo lasciar accadere. Da lì scaturità un’energia e una gioia senza confini, un grande senso di libertà. E questo verrà trasmesso anche agli altri. Non importa che la voce sia bella secondo i nostri canoni estetici, pulita, cristallina, ma piuttosto che sia “vera”. Il mio concetto di “bella voce” è molto diverso da quello che viene normalmente considerato dagli altri. Con in tempo ho imparato a codificare quelle che erano le mie impressioni intuitive. In effetti mi ero sempre chiesta perchè a volte provavo gioia e piacere nel sentire qualcuno cantare anche se magari con una voce rauca o, secondo i canoni estetici attuali, mediocre, mentre provavo indifferenza o addirittura sofferenza nel sentire il canto di una persona dotata di una voce notevole. Ho capito che quello che fa la differenza è proprio la libertà del canto. Dobbiamo semplicemente “liberare la nostra voce” per provare e far provare gioia. Questa libertà passa inevitabilmente attraverso l’assorbimento, l’annullamento nel canto. Finalmente la nostra mente può “arrendersi”, smettere di lottare e di contrastare, di monitorare costantemente, di giudicarsi, condannarsi e può semplicemente sprofondare nel suono della nostra voce naturale. E’ una tale meraviglia! Tutti abbiamo in mano un mezzo così incredibilmente potente quanto semplice.

Nella mia vita i momenti di maggiore gioia, silenzio, pace li ho sperimentati con il canto. Nell’attimo di annullamento del cantante, una persona può trasformarsi in suono, in musica, in armonia. Provato questo, uno ha la perfetta sperimentazione che nulla può realmente toccarlo. Che cosa può essermi tolto: la musica traspira dai miei pori! Che cosa c’è da raggiungere? La musica è me stessa. Dove altro potrei andare? Dovunque io vada mi segue, perché è il mio stesso respiro della coscienza